Il palazzo dei Conti Franzoia di Colmirano fu edificato nella prima metà del Seicento e ultimato nel 1641, data indicata nel concio di chiave di un arco in pietra sopravvissuto alle distruzioni della Grande Guerra e tuttora visibile nella piazzetta di Colmirano. La chiave dell'arco reca un'incisione che finora non è stata interpretata e pubblicata dagli epigrafisti. La sua interpretazione, tenendo conto delle consuetudini epigrafiche del Seicento, è illustrata in questa pagina del sito.
L'anno in cui fu ultimata la costruzione del palazzo di Colmirano è inciso sul concio di chiave di un portale ad arco in pietra a nove elementi visibile nella piazzetta di Colmirano, che oggi si chiama Piazza Monte Fontanasecca.
Il portale ad arco in pietra contorna l'apertura di un fornice che in origine immetteva in una delle numerose corti interne che fiancheggiavano il palazzo dei Franzoia. Su queste corti si affacciavano gli edifici funzionali - magazzini, rimesse, stalle, scuderie, etc. - e le abitazioni del personale di servizio o comunque impiegato stabilmente nelle attività dei Franzoia.
Oltre alla datazione, il concio di chiave reca incisa un'iscrizione che, all'atto della pubblicazione di questo sito (2023), non risulta ancora studiata e interpretata dagli epigrafisti. Proviamo quindi ad interpretarla sulla base delle consuetudini epigrafiche del Seicento.
I caratteri che compongono l'iscrizione sono ben incisi e chiaramente leggibili e rivelano elementi tipici dell'epigrafia veneta del Seicento. L'iscrizione non presenta solo semplici lettere, ma un insieme di contrazioni, legature, compendi e simboli in uso all'epoca.
La prima riga dell'iscrizione indica il 1641, anno in cui fu ultimata la costruzione del palazzo. Il numerale "1" è indicato, secondo l'uso dell'epoca, con un'asta verticale sovrastata da un punto. Nel 1641 la famiglia Franzoia non aveva ancora acquisito il titolo nobiliare ed era guidata da Troiano Franzoia.
La seconda riga dell'iscrizione contiene i caratteri "D" e "T" separati da un segno di puntuazione che indica la separazione in due parole abbreviate. Si tratta dell'abbreviazione della formula molto diffusa nell'epigrafia latina medievale "DICATUM TIBI", ovvero "dedicato a te", con riferimento al soggetto specificato nella terza riga.
La terza riga dell'iscrizione contiene due gruppi di caratteri separati da un segno di puntuazione che indica, come sempre, separazione in due parole abbreviate.
Nel primo gruppo si leggono i caratteri "NS" con una particolarità che gli epigrafisti chiamano "legatura lapidea": il secondo tratto verticale della "N" è inclinato verso destra fino a tagliare diagonalmente la "S". Questo monogramma, molto diffuso nell'epigrafia seicentesca, è l'abbreviazione di "NOSTRO SIGNORE".
Nel secondo gruppo si leggono i caratteri "FCO", con la "F" e la "C" sovrapposte (il che indica che appartengono a due parole diverse) e la "O" di dimensioni minori e legata alla "C". La struttura dei caratteri vincola a leggere il gruppo come due parole diverse: "F... CO...". Nel Seicento la coppia di lettere "CO" era il procompendio per la sillaba "CON", abbreviazione del verbo "CONSTRUERE" ("costruire"). E a questo punto "F" non può che indicare il costruttore dell'edificio: "FRANZOIA".
Lo scioglimento dell'iscrizione, con i passaggi sottintesi indicati tra parentesi quadre, è dunque il seguente:
[NELL'ANNO] 1641 [QUESTO EDIFICIO]
DEDICATO A TE, NOSTRO SIGNORE,
FRANZOIA COSTRUI'